Il nostro Pianeta è ricco di chiare, fresche e dolci acque. Ma è attraversato e spesso inquinato anche da acqua grigia, sporca, di scarto. È la “Wastewater”, su cui è incentrato il World Water Day 2017, la Giornata mondiale dell’acqua che si celebra il 22 marzo dal 1992,  quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite decise di promuovere attività concrete a difesa della nostra risorsa più preziosa. Questa giornata è un’occasione per mettere in luce alcuni aspetti dell’acqua, con l’obiettivo di coinvolgere il maggior numero di persone, renderle consapevoli del consumo che si fa attraverso le scelte e i comportamenti individuali e favorire atteggiamenti e politiche virtuose. L’iniziativa prevede una serie di eventi ufficiali e molte altre attività in tutto il mondo. L’appuntamento principale dell’edizione 2017 si tiene a Ginevra, in Svizzera, alla presenza di prestigiose personalità di rilievo internazionale.

Ma perché il World Water Day 2017 fa un focus sulle acque reflue?  È presto spiegato. A livello globale, la stragrande maggioranza della wastewater proveniente da attività domestiche, agricole e industriali, viene riversata in natura senza essere adeguatamente trattata, inquinando l’ambiente e disperdendo al contempo nutrienti e altri materiali che sarebbero invece recuperabili. Si tratta quindi di una risorsa che viene sprecata: se fosse sfruttata meglio, il ciclo dell’acqua potrebbe essere ottimizzato.

Ma c’è anche un’altra questione che va affrontata con urgenza: la gestione delle acque urbane. Nel 2050 circa il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e nelle aree urbane, registrando un incremento del 20% rispetto a quella attuale. Purtroppo però la maggior parte delle città dei Paesi in via di sviluppo non è dotata di adeguate infrastrutture per depurare e trasformare le acque in modo efficace e sostenibile. A ciò si aggiunga che entro il 2030 la domanda globale di acqua è destinata a crescere del 50%. La sfida è dunque trovare nuovi approcci per la raccolta e l’uso delle acque reflue, che consentano di rendere efficienti la produzione alimentare e lo sviluppo industriale. Uno sviluppo che deve necessariamente tenere conto delle esigenze di tutti, in un’ottica di equità. Per evitare che si accentuino le distanze tra Nord e Sud del mondo: oggi in Europa e Nord America le lavorazioni richiedono il 50% di acqua in più rispetto al 4-12% dei Paesi in via di sviluppo.

Esempi virtuosi, frutto di collaborazioni tra imprese ed enti pubblici, già esistono, bisogna replicarli e moltiplicarli. A Kalundborg, in Danimarca, i sottoprodotti di un’impresa vengono utilizzati come risorsa da altre aziende, in un ciclo chiuso che consente di risparmiare ogni anno circa 3 milioni m3 di acque sotterranee e 1 milione m3 di acque superficiali. A St. Petersburg, in Florida, una rete di distribuzione dedicata consente di riusare le acque reflue per l’irrigazione, il lavaggio di tessuti, veicoli, edifici. A dimostrazione di come ricerca, innovazione e impegno dei singoli e della collettività siano gli elementi chiave di un’economia efficiente e rispettosa dell’ambiente.